Italia: A quando la svolta?

In un servizio recente su raidue chi vede la nostra nazione dall’estero, nota una bassa qualità politica, uno stato che non riesce a bloccare definitivamente le organizzazioni criminali, un mercato del lavoro tra i peggiori al mondo.

Insomma del bel paese resta all’estero soltanto la consapevolezza di una potenzialità di innovazione e sviluppo enorme che solo gli italiani hanno nel loro dna, ma anche l’esigenza di un cambiamento radicale della cultura collettiva che porti a guardare oltre il proprio giardinetto personale, che ognuno di noi cura con grande dedizione, dimenticandosi spesso che ne esiste un altro ben più importante.

Grande nostalgia all’estero dell’Italia, per un ritorno al top nella scena mondiale.

Si diceva ancora: il mondo ha bisogna dell’Italia, ma anche noi italiani abbiamo bisogno di una nazione che incominci a crescere seriamente.

Siamo, secondo un’intervistato russo, “creatori d’emozioni” unici al mondo. Portiamo il gusto e la diffusione dell’arte in tutto il globo, siamo inventori, geniali, passionali, solari.

Purtroppo siamo anche abituati ad essere troppo isole, e come tali naufraghi di un mondo che comunque sa andare avanti anche senza di noi.

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