Testimonianza agghiacciante dell’agente di scorta del giudice Borsellino

“Ero sopra il piede dilaniato del mio collega!” …

Facciamo un salto indietro. Un piccolo salto indietro per ritornare, soltanto dopo, a queste tremende rivelazioni. Sono le 23,30 circa quando a rai2, il 20 ottobre scorso, alla “storia siamo noi”, il programma di Minoli, si trasmette un report  sulla strage di via d’Amelio. Strage che ha visto morire trucidamente il giudice Borsellino insieme ai suoi agenti di scorta tranne uno. Eppure dalle parole della moglie del Giudice, mai ripresa durante tutto il programma, si evince chiaramente come il magistrato antimafia, dall’immenso spessore umano, Paolo Borsellino, consapevole del fatto che Cosa Nostra l’avrebbe ucciso da un momento all’altro, faceva di tutto per evitare di coinvolgere i suoi angeli custodi, i suoi agenti. Quando poteva si faceva trovare solo. Solo andava a comprare il giornale. Solo si è recato all’ospedale dove lottava per vivere Giovanni Falcone subito dopo la strage di Capaci. Messaggi importanti rivolti a Cosa Nostra. Come dire: Se volete uccidermi potete farlo lasciando stare i miei uomini. Ma così non è stato. Loro hanno deciso di fare una strage. E con il giudice Borsellino sono morti gli agenti di scorta Agostino Catalano,  Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto miracolosamente è stato Antonino Vullo.

La trasmissione va avanti.Piangono i parenti. Alcuni non reggono il ricordo. E come mai potrebbero reggere pensando, rivivendo con la forza della memoria, quegli attimi terribili che si sono sugguiti subito dopo la strage. La madre e il padre di Emanuela Loi, l’unica donna del gruppo degli agenti di scorta, per l’inconfortabile ed insopportabile dolore della perdita sono morti malati. Uccisi dal dolore! Scorrono, in maniera toccante, le foto degli agenti.Vite spezzate per servire lo Stato. Spezzate da un potere occulto e spietato che ha falto saltare in aria, oltre le vite, anche i fondamenti democratici della nostra democrazia.

 “Non rassegnarti alla sconfitta, alzati” echeggia, al di fuori le mura della cattedrale, il grido dell’allora cardinale di Palermo Pappalardo durante la messa alle vittime della strage. Nel frattempo le alte cariche dello Stato, compresa l’allora presidente della Repubblica, Scalfaro, cercano di uscire dalla cattedrale palermitana, evitando la furia del popolo “onesto”, inferocito dalla rabbia e dallo sgomento.

Ma torniamo alle parole sconvolgenti del nostro agente della scorta Borsellino scampato alla strage:

L’agente affievolisce la voce. A stento riesce a far fuoruscire le parole dalla bocca. Gli occhi sono lucidi. Cerca con una profonda dignità di trattenere l’emozione, le lacrime amare del dolore e della rabbia. “Ero” e si ferma. Sembra quasi non ce la faccia, ma poi continua facendo fuggire lo sguardo dalla telecamera. “Ero” si ferma ancora, poi riprende: “Ero sopra il piede del mio collega”. Prima un calore tremendo e una spinta che lo teneva ancorato all’abitacolo della macchina sballottata qua e là.

Come lo era tutta la nazione, sballottata qua e là da un’organizzazione criminale che stava attaccando duramente lo stato italiano.

Oggi dopo 17 anni dalle stragi di Capaci e di via d’Amelio qualcosa è cambiato. Qualcosa si è mosso e si sta muovendo. Le nuove generazioni sono molto più consapevoli che la mafia è un fenomeno criminale da fermare. Le persone , la gente comune incomincia a ribellarsi al potere mafioso. Nascono le associazioni antiracket in Sicilia. Confindustria siciliana ha dato un segnale importante contro la mafia. Gli imprenditori incominciano a ribellarsi. I giovani si ribellano al potere della violenza della mafia. Le foto di Falcone e Borsellino sono diventate una bandiera di orgoglio per tantissimi italiani. Gli investigatori sentono la popolazione molto più vicina e consapevole rispetto al passato.

“La gente si ribellerà”. Parole del giudice Borsellino dette a sua moglie prima di essere ucciso. Parole cariche di emozione, sentimento e speranza. E Borsellino è stato profetico nel dirle. Perchè la gente si sta ribellando.

2 commenti

  1. purtroppo questi “Angeli” sono morti perchè credevano in qualcosa che gli altri non credevano….. Lo stato…..
    oggi dobbiamo crederci oppure no?

  2. E’ fondamentale credere nello Stato e sentirsi parte di esso. Credere ai principi democratici e solidali che lo fondano. Soltanto chi ci crede saprà dire “no” ai poteri criminali in qualsiasi ambito o funzione sociale si trovi ad operare. E se si è in tanti a crederci l’esercito degli “onesti diventa imbattibile”
    Soltanto chi è cresciuto formandosi ed essendo formato a questo può dire di “no” e “ribellarsi” a qualsiasi forma di “prepotenza”, compresa la mafia.


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